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La materia prima che utilizza ARMONY FLOOR cresce solo in foreste controllate e con certificazione FSC che stabilisce le regole e le norme di una corretta gestione forestale valide in tutto il mondo, al fine di tutelare l’ambiente della fauna selvatica, delle popolazioni locali e dei lavoratori. Il nostro bamboo, è quindi un prodotto ecologico e responsabile, raccolto solo in foreste controllate. I collanti e le vernici sono privi di formaldeide e di altri prodotti tossici nocivi per la salute, sono di marca finlandese o tedesca assolutamente garantiti dal marchio CE.

PAVIMENTI IN LEGNO MASSELLO E PAVIMENTI IN PARQUET PREFINITO ARMONY FLOOR

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CARATTERISTICHE E DIFFERENZE FONDAMENTALI

I pavimenti in legno massello per parquet Armony Floor sono realizzati in legno massiccio (massello appunto) ricavato da un ‘unica essenza. Consente di avere pavimenti in cui il legno ha uno spessore consistente e quindi durevole nel tempo, a condizione che il legno grezzo da cui sono ricavate le liste (o lamelle) sia stato preventivamente trattato nella maniera più opportuna, attraverso una serie di fasi da non sottovalutare, che sono: la stagionatura, 1’essiccazione e la stabilizzazione. Il legno infatti è un materiale naturale “vivo” e come tale estremamente sensibile alle variazioni di temperatura e umidità. Oltre a ciò, influiscono sulla sua stabilità anche il periodo, il tipo e la direzione in cui è stata effettuata la segagione.

Non volendo entrare nel merito di questi argomenti, che, seppur di evidente importanza, esulano dalle finalità del presente lavoro, si ritiene comunque opportuno accennare brevemente alle tre fasi a cui il legno deve sempre essere sottoposto prima di essere lavorato, soprattutto per la realizzazione di pavimenti in legno massello:

la stagionatura deve essere effettuata lasciando i segati del legno sovrapposti e opportunamente distanziati (per un’ efficace circolazione dell’aria) in ampi spazi aperti e coperti, per periodi di tempo variabili a seconda della specie legnosa. Il legno in questa fase perde buona parte dell’umidità assorbita dal terreno durante la vita dell’ albero ed è quindi pronto per la fase successiva;

l’essiccazione ha lo scopo di completare “l’asciugatura” del legno, portandolo a livelli di umidità che siano il più vicino possibile a quelli dell’ ambiente in cui andrà posato. Nei climi temperati delle nostre latitudini, tale asciugatura consente di portare l’umidità del legno al 9 %, valore buono per evitare successivi rigonfiamenti e fessurazioni nel pavimento in legno posato;

la stabilizzazione è un ulteriore trattamento, utile per conservare nel tempo le caratteristiche che il legno ha raggiunto al termine delle fasi di stagionatura ed essiccazione. A causa del suo costo è un trattamento talvolta trascurato dai produttori, ma la sua importanza rimane determinante per avere parquet di buona qualità e durata nel tempo.

Un aspetto caratteristico che frequentemente distingue un parquet in legno massello da uno prefinito è la dimensione dei singoli pezzi che lo compongono. Le lamelle del massello sono infatti generalmente (ma non sempre, infatti i nostri pavimenti massello sono di circa un metro!) piuttosto piccole, rispetto alle liste o ai listoni del parquet prefinito e questo per le motivazioni cui si è accennato sopra: essendo un materiale naturale vivo, il legno massello risente sempre delle variazioni di umidità e temperatura in maniera proporzionale alle sue dimensioni. Per limitare i problemi che questo può comportare per una pavimentazione, nei rivestimenti costituiti esclusivamente da legno massiccio (e non prodotti derivati dal legno e quindi trattati in maniera da renderli comunque più stabili) si opta per mantenere ridotte le dimensioni dei pezzi che lo costituiscono, riducendo in tal modo le variazioni dimensionali.

Essendo maggiore lo spessore di legno naturale “lavorabile”, anche in seguito a usura, il parquet può essere periodicamente rigenerato ripetendo più volte i trattamenti di levigatura e verniciatura, riducendo sì lo spessore del materiale, ma senza comprometterne le caratteristiche e le prestazioni sia funzionali che estetiche. Il pregio del parquet tradizionale in legno massello sta quindi proprio nella sua capacità di durare nel tempo e di poter sostenere moltissimi cicli di rigenerazione, senza dover essere sostituito, a patto che sia realizzato con legnami di buona qualità (nelle essenze più opportune, soprattutto parquet in bamboo), opportunamente pre-trattati prima della posa, e messo in opera da personale esperto, secondo le tecniche più opportune e su sottofondi adeguati.

Il parquet multistrato prefinito è costituito da più strati di legno, di cui quello superiore, di spessore minimo pari a 2,5 mm è in legno nobile (naturale), mentre quelli successivi (uno o più) sono in legno cosiddetto “povero” (in genere fibra di legno ad alta o media densità), accoppiati con opportuni collanti. Generalmente i singoli pezzi da posare (liste, listoni o maxiplance) sono di dimensioni maggiori rispetto al massello tradizionale; ciò è consentito dalla maggiore stabilità dimensionale dei pezzi che sono trattati e stabilizzati già in fase produttiva in stabilimento e sono perciò meno sensibili alle variazioni termo igrometriche dell’ ambiente.

I VANTAGGI DEL PARQUET PREFINITO

I componenti del parquet prefinito (rispetto a quelli del parquet grezzo) ricevono gli opportuni trattamenti di levigatura e verniciatura superficiale già in fase produttiva in stabilimento; pertanto, una volta posati, la pavimentazione è immediatamente calpestabile, senza richiedere ulteriori interventi protettivi prima dell’utilizzo. Tutte queste caratteristiche hanno portato negli ultimi anni ad un’ ampia diffusione del parquet prefinito soprattutto negli ambienti in cui non siano previste particolari esigenze di pregio e dove i criteri di velocità e semplicità di posa (spesso in ambienti già abitati in cui non sia possibile attendere i tempi piuttosto lunghi della levigatura e soprattutto della verniciatura) siano preponderanti.

Ambientazione e caratteristiche del massetto per pavimentazioni in legno.

Come per tutte le tipologie di rivestimenti per pavimenti, per ottenere buoni risultati nella posa è necessario operare a partire da sottofondi di buona qualità e buona realizzazione.

Per quanto riguarda il parquet, nello specifico, è fondamentale avere a disposizione sottofondi con una assai ridotta quantità di acqua (umidità), la quale, come si è detto, influisce notevolmente sul comportamento del legno, materiale vivo e molto sensibile alle variazioni termo igrometriche.

Ciò premesso, possiamo dire che il pavimento in legno può essere posato su diversi tipi di sottofondo, purché adeguatamente realizzati e/o ripristinati.

a)  MASSETTI A BASE DI LEGANTI IDRAULICI O ANIDRI

Il più comune tra i sottofondi realizzati per la posa del parquet è il classico massetto a base di leganti idraulici (nello spessore minimo di 4-5 cm), il quale presenta tuttavia tempi di asciugatura più lunghi (dipendenti comunque sempre dalle condizioni termiche e di umidità dell’ambiente in cui è realizzato), che possono raggiungere e superare an-

che i 120-150 giorni. Per ovviare a questo problema, si ricorre spesso a leganti a base di anidrite (gesso), oppure a leganti a base idraulica ma addittivati per ottenere un’ essicazione più rapida. È fondamentale comunque che il massetto abbia una compattezza idonea a sopportare i carichi e le sollecitazioni trasmessegli dal rivestimento ligneo, consentendone inoltre un adeguato ancoraggio (dipendente dal tipo di posa), senza che vengano a formarsi crepe o fessurazioni, che ne compromettano l’omogeneità e la planarità.

Qualora si volesse realizzare un pavimento riscaldante (e/o raffrescante) è fondamentale aumentare lo spessore del massetto, all’interno del quale devono essere inseriti i condotti dell’impianto di condizionamento, i quali devono essere annegati nel massetto, con uno strato che li sormonti per uno spessore di circa 3 cm, in modo che il calore emesso dall’impianto si distribuisca omogeneamente sulla superficie superiore del massetto, senza creare sbalzi termici sulla parte a contatto con il rivestimento ligneo. &EgravEgrave; comunque sempre fondamentale verificare la presenza dei giunti di costruzione e dilatazione, allo scopo di evitare danni alla pavimentazione dovuti ai movimenti differenziali del massetto.

b)  PAVIMENTAZIONI PREESISTENTI

Il sottofondo di posa del parquet può essere costituito anche da un pavimento già esistente in ceramica, pietra, marmo, calcestruzzo, legno, ecc. In questo caso è necessario verificare la perfetta planarità, omogeneità e pulizia del piano su cui andrà applicato il collante per la posa del parquet, eventualmente operando con interventi preparativi di eliminazione di sporco, polvere, grassi, cere, ecc., nonché levigando o scarificando la superficie per eliminare disomogeneità e rendere migliore l’aggrappaggio del collante. Se il pavimento preesistente è in legno, verificata la sua effettiva solidità, è possibile posare il nuovo rivestimento ligneo direttamente sul preesistente, avendo cura di posizionare l’ orditura del nuovo ortogonalmente a quella del vecchio.

c)  PANNELLI A BASE DI MATERIALI LEGNOSI

Talvolta, per motivi di isolamento e/o posa a secco, si sceglie di posare il parquet su pannelli costituiti da materiali legnosi. In queste situazioni è opportuno:

scegliere pannelli idrofughi;
separare il supporto (soletta) dalla pannellatura lignea con uno strato di barriera al vapore (foglio di polietilene), per evitare passaggi di umidità
dimensionare opportunamente lo spessore della pannellatura in rapporto allo spessore del rivestimento ligneo;
avere cura di mantenere un adeguato distacco dalle pareti, per evitare tensioni e sollevamenti, che compromettano il buon risultato della posa.

POSA IN OPERA DI PAVIMENTAZIONI IN LEGNO (MASSELLO E PREFINITO)

Prima di iniziare la posa in opera vera e propria del parquet è necessario assicurarsi che siano verificate alcune condizioni:

• il piano di posa deve essere ben asciutto (prova effettuata con igrometro a carburo);

• il piano di posa deve essere in quota, ben pulito e livellato, (compatto, non “spolverare”) pronto in sostanza per la stesura del collante, la posa a secco o la chiodatura del parquet, a seconda del tipo di messa in opera prescelta in fase di progetto;

A questo punto le tecniche di posa possono essere differenti, a seconda del tipo di supporto e delle caratteristiche del legno da posare (tipo di prodotto massello o prefinito dimensioni dei pezzi, ecc.). Le tecniche più conosciute e utilizzate sono:

a)  PAVIMENTI IN LEGNO:  POSA INCHIODATA

È la più tradizionale e viene generalmente adottata per listelli e listoni in legno massiccio (spessore da l0 a 22 mm; larghezza da 6 a 14 mm; lunghezza da 40 a 200 mm) lavorati con incastro a maschio e femmina. La posa avviene incastrando i pezzi e inchiodandoli poi ai magatelli lignei precedentemente annegati nel sottofondo di malta cementizia. Naturalmente questo tipo di posa, fra le più costose e lunghe da realizzare, non è possibile su pavimenti preesistenti, ma, se ben eseguita, dà risultati durevoli per parecchio tempo. Prevede inoltre successive fasi di finitura della superficie pavimentata, mediante levigatura e verniciatura.

b)  PAVIMENTO IN LEGNO:  POSA INCOLLATA

È il tipo di posa più utilizzato perché consente di realizzare parquet praticamente su qualsiasi supporto, a patto che questo sia pulito, omogeneo e regolare: ove possibile Armony Floor consiglia questo tipo di posa. Si tratta di stendere uno strato di collante e quindi posarvi sopra i pezzi di legno (listelli, listoni in massello, maxiplance, listoni prefinti, lamparquet), eventualmente incastrandoli fra loro, qualora la loro sagomatura lo preveda. Il tipo di collante dipende dalle caratteristiche e dalla compatibilità con il supporto e col legno da posare (colle poliuretaniche mono o bi-componenti);

c)  PAVIMENTI LEGNO: POSA FLOTTANTE o GALLEGGIANTE

È la posa a secco più utilizzata per il listone prefinito, che prevede la stesura di uno strato di materiale fonoassorbente (polietilene o, meglio ancora, sughero, più costoso ma più efficace), su cui posizionare i componenti del parquet, incollandoli fra loro in corrispondenza degli incastri, ma senza solidarizzarli col supporto. Il manto fonoassorbente ha lo scopo di mantenere un contatto costante fra rivestimento e supporto (che ovviamente deve essere il più liscio e regolare possibile), evitando la formazione di zone a sonorità differenziata. Naturalmente perché la posa sia efficace e si mantenga nel tempo, senza distacchi e/o sollevamenti, è necessario che sia curata ed eseguita da personale esperto e specializzato. Gli amanti del fai da te possono optare per la maxiplancia con incastro a click: incastri speciali autobloccanti che non necessitano di alcun collante, garantiscono una pavimentazione stabile e facile da posare.

Sicuramente interessanti, oltre alle tecniche di posa, risultano essere le geometri e di posa, che contribuiscono a dare al pavimento 1’aspetto estetico desiderato e che sono in gran parte riprese da quelle tipiche della pietra naturale. Fra queste ricordiamo le principali:

• la posa a “tolda di nave” (detta anche “a correre” o “a cassero irregolare “), per cui i pezzi di legno (di lunghezze differenti) sono posati sfalsati l’uno rispetto all’ altro. Il risultato che si ottiene è un disegno variegato, non ripetitivo, che offre il massimo livello estetico se gli elementi lignei sono posati trasversalmente rispetto alla principale sorgente luminosa (finestra), limitando in tal modo la visibilità dei giunti;

• la posa “a cassero regolare” e la posa “a spina di pesce”, anch’ esse realizzati con pezzi lignei sfalsati fra loro, ma in posizione più regolare e ripetiti va. Consentono di ottenere buoni risultati soprattutto in ambienti storici, con locali ampi e planimetricamente irregolari, in quanto riducono la percezione dell’irregolarità spaziale e tendono a restringere visivamente gli ambienti;

• la posa a mosaico, che utilizza pezzi di legno differenti per essenza e per dimensioni, a creare, sulla base di un disegno predefinito, una geometria particolare. In questo caso si procede posando a colla i pezzi prenumerati dal centro verso i bordi del disegno. Il risultato che si ottiene, se la posa è ben eseguita accostando fra loro essenze legnose dalle caratteristiche compatibili, è di sicuro pregio estetico e formale.

In fase di posa è poi sempre bene ricordare:

•di lasciare un margine di 7-8 mm tra il perimetro del parquet e le pareti, per consentire i possibili movimenti differenziali del legno (tale spazio sarà nascosto dalla posa del battiscopa);

•di iniziare la posa del parquet dalla parete più diritta, riservando gli eventuali aggiustamenti necessari alla parete opposta;

•di non procedere alla posa a colla nella stagione fredda e nemmeno quando fa troppo caldo, per limitare i problemi legati all’umidità e alla temperatura.

Finitura, conservazione, pulizia e manutenzione dei pavimenti in legno parquet

Terminate le operazioni di posa, che abbiamo visto essere in parte simili sia per il parquet in massello che per il prefinito, si procede ai lavori di finitura, fondamentali per una buona conservazione nel tempo del pavimento ligneo.

A questo punto bisogna però fare una distinzione: mentre il prefinito, al temine della posa, risulta essere immediatamente calpestabile (fatto salvo il tempo di asciugatura della colla) e fruibile, il parquet in legno massiccio deve subire ulteriori trattamenti di finitura superficiale, che consistono essenzialmente in levigatura, sigillatura e verniciatura.

La levigatura viene effettuata mediante macchine smerigliatrici dotate di carte abrasive di grana via via più sottile, in tre passaggi fondamentali: la sgranatura (con carta a grana grossa), la levigatura a grana media e la carteggiatura (con grana molto fine). Queste operazioni devono necessariamente essere effettuate a secco (a differenza di quanto avviene con altri tipi di materiali per pavimentazioni), provocando spesso sollevamento di polveri di legno, che vanno eliminate prima dei successivi trattamenti mediante un’ accurata pulitura (possibilmente con macchine aspiratrici per non graffiare la superficie con i residui della levigatura).

Durante le operazioni di levigatura è importante che l’operatore addetto sia dotato dei DPI idonei alla salvaguardia della sua salute (mascherina con filtro contro le polveri del legno, occhiali di protezione, ecc.).

La sigillatura consiste nel trattare il rivestimento ligneo con prodotti che ne chiudono i pori, in maniera che il parquet diventi impermeabile ai liquidi e possa quindi conservarsi meglio nel tempo. Ciò tuttavia modifica la “naturalità” di questo tipo di rivestimento, che perde in tal modo buona parte delle sue caratteristiche di traspirabilità.

La verniciatura permette di rivestire il parquet grezzo o prelevigato con appositi materiali che ne migliorano le caratteristiche superficiali, soprattutto in termini di resistenza superficiale all’ abrasione, all’usura e alle macchie, conferendo gli l’aspetto desiderato (opaco, lucido, satinato, ecc.). Per quanto riguarda i materiali adottati per questo trattamento, fino a poco tempo fa i più usati erano le vernici poliuretaniche ad effetto lucido/satinato, che conferivano brillantezza al parquet, ma che ne occludevano completamente i pori, generando un risultato dall’ aspetto spesso innaturale. Attualmente si utilizzano soprattutto vernici poliuretaniche ad effetto opaco che mantengono intatta la naturalezza per parquet assicurando un’ottima resistenza.

Altra possibilità  è quella degli oli naturali (usati nelle pavimentazioni più antiche), che impregnano il legno rendendolo resistente agli attacchi di funghi, muffe e batteri, predisponendolo per la successiva applicazione di cera (d’api) che costituisce il trattamento protettivo definitivo. Si tratta in questo secondo caso di interventi che richiedono una maggiore quantità di tempo, di manutenzione (un trattamento straordinario una volta l’anno, a seconda dell’utilizzo) e di soldi ma che conservano le caratteristiche del legno nella maniera più naturale e sono anche meno dannosi per la salute umana.

Attualmente stanno prendendo piede anche le vernici che usano come solvente l’ acqua, che, pur manifestando caratteristiche di resistenza analoghe alle vernici polimeriche, hanno il pregio di essere più compatibili con la salute dell’uomo e la salvaguardia dell’ ambiente.

ARMONY FLOOR USA SOLO VERNICI ECOLOGICHE CERTIFICATE CHE NON RILASCIANO FORMALDEIDE

Per mantenere nel tempo le proprietà e le prestazioni di un pavimento in legno (sia massello che prefinito) è opportuno poi tener presenti alcuni semplici ma fondamentali accorgimenti per la sua cura: posizionare zerbini o stuoie in corrispondenza degli ingressi, in modo da limitare al minimo l’intrusione di polvere e sporco abrasivo presente sulle calzature che, col tempo, danneggiano la vernice e la superficie del legno;

• evitare di concentrare carichi eccessivi su superfici ridotte, cercando di limitare al minimo urti (di oggetti pesanti in caduta) e movimentazione di carichi concentrati (sedie, tavoli, piedistalli, ecc.);

• non collocare tappeti o elementi di copertura sul pavimento in legno, al fine di evitare che le zone coperte rimangano di una tonalità differente rispetto a quelle direttamente esposte alla luce. L’inscurimento del parquet per effetto della luce è infatti

•un fenomeno naturale, particolarmente evidente, soprattutto nei primi tempi dopo la posa, per le essenze legnose tropicali;

•pulire il pavimento ligneo verniciato con panno umido (non troppo bagnato) e, se necessario, con detersivo neutro;

• se il pavimento è trattato a cera, va periodicamente lucidato con appositi prodotti a base di cere liquide, per ravvivarne l’aspetto.

Per quanto riguarda la manutenzione straordinaria, si tratta in genere di interventi di rigenerazione della superficie del parquet, necessari in seguito a usura evidente provocata dal frequente e intenso calpestio. Se il pavimento è verniciato, tali interventi consistono nell’ asportazione degli strati di vernice residui mediante carteggiatura e nel procedere poi a ridare nuove mani di vernice. Se, oltre allo strato protettivo, l’usura ha intaccato anche il legno, bisogna ricorrere ad un intervento più profondo, che consiste nel rilevigare l’intera superficie di legno fino ad asportare completamente la parte logorata e procedere quindi anche alla nuova verniciatura. Tale tipo di intervento, detto anche rilamatura, viene effettuato dopo 10-15 anni dalla posa (o prima, qualora lo stato di usura lo rendesse necessario) e consente di riportare il parquet nella condizione originaria, solo di spessore leggermente più ridotto (nell’ ordine di 0,5 mm per ogni rilamatura). Naturalmente il parquet in massello, grazie al maggiore spessore del legno nobile, sopporta questo tipo di intervento per un numero di volte superiore (7-8) rispetto al prefinito (2-3) anche se oggi, con le levigatrici orbitali che portano via solo alcuni decimi di millimetro, un parquet prefinito può essere levigato il doppio delle volte, anche 5/6!